Incendi da batterie al litio: cosa sapere sulla Classe L e cosa cambia davvero
12 Maggio 2026
Antincendio
Negli ultimi mesi, la pubblicazione della norma ISO 3941:2026 ha generato numerosi dubbi tra aziende, operatori della sicurezza e professionisti del settore antincendio.
Al centro dell’attenzione c’è la cosiddetta “Classe L”, associata agli incendi che coinvolgono batterie agli ioni di litio.
Si tratta però di un tema che richiede attenzione: alcune interpretazioni diffuse rischiano di creare confusione operativa e, in alcuni casi, anche un falso senso di sicurezza.
In questo articolo facciamo chiarezza su cosa prevede realmente la norma e su quali sono le implicazioni per le aziende.
Classe L: di cosa si tratta davvero
La norma ISO introduce la Classe L come categoria descrittiva per identificare gli eventi legati alle batterie agli ioni di litio.
Non si tratta però di una nuova classe di fuoco nel senso normativo del termine.
L’obiettivo della classificazione è principalmente tecnico: fornire un linguaggio comune per analizzare e comprendere fenomeni sempre più diffusi, legati all’utilizzo di batterie in ambito industriale, logistico e civile.
È quindi importante chiarire un punto fondamentale: la Classe L non è una classe ufficialmente riconosciuta dalla normativa europea.
Il fenomeno alla base: il thermal runaway
Per comprendere il senso della Classe L, è utile soffermarsi sul fenomeno che descrive: il thermal runaway.
Si tratta di una reazione elettrochimica incontrollata che può svilupparsi all’interno delle batterie agli ioni di litio, generando calore in modo autonomo.
A differenza di un incendio tradizionale:
- non riguarda solo la combustione di materiali esterni;
- può continuare anche dopo l’intervento con agenti estinguenti;
- richiede una gestione più complessa, spesso simile agli scenari HazMat.
Questo aspetto cambia radicalmente l’approccio alla sicurezza: non sempre “spegnere le fiamme” significa risolvere il problema.
Attenzione alla confusione normativa
Uno degli aspetti più critici riguarda l’interpretazione della norma ISO rispetto al quadro europeo.
Attualmente, le classi di fuoco riconosciute restano quelle definite dalle norme EN 2 ed EN 3:
- Classe A → materiali solidi
- Classe B → liquidi infiammabili
- Classe C → gas
- Classe D → metalli
- Classe F → oli e grassi
La Classe L non rientra in questo sistema.
Questo significa che:
- non esistono estintori certificati per la Classe L;
- non è possibile utilizzare questa classificazione in ambito normativo o certificativo.
Il rischio di comunicazioni fuorvianti
Un punto particolarmente delicato riguarda la comunicazione commerciale.
Definire un estintore come “idoneo per la Classe L” senza una reale certificazione può risultare fuorviante e, in alcuni casi, non conforme alla normativa.
Il rischio principale è creare negli utilizzatori una percezione errata della sicurezza disponibile.
Nel contesto italiano, infatti, la produzione e la commercializzazione degli estintori sono regolamentate e richiedono:
- omologazione secondo le norme europee;
- conformità ai requisiti previsti dalla normativa nazionale;
- controlli e certificazioni specifiche.
Solo i dispositivi conformi possono essere utilizzati in modo legittimo.
Responsabilità per aziende e operatori
L’utilizzo o la commercializzazione di dispositivi non conformi può avere conseguenze rilevanti.
Tra i principali rischi:
- responsabilità civili in caso di danni;
- sanzioni amministrative;
- ritiro dei prodotti dal mercato;
- nei casi più gravi, implicazioni penali legate a incidenti.
In fase di verifica, le autorità competenti analizzano:
- documentazione tecnica;
- certificazioni;
- marcature;
- manuali d’uso.
Per questo motivo, è fondamentale che le aziende adottino un approccio rigoroso e consapevole.
Come gestire correttamente il rischio
La diffusione delle batterie agli ioni di litio impone alle aziende una riflessione più ampia sulla gestione del rischio incendio.
Una gestione efficace non può limitarsi alla scelta del dispositivo estinguente, ma deve includere:
- valutazione specifica del rischio nel DVR;
- procedure operative dedicate;
- isolamento e gestione delle batterie coinvolte;
- utilizzo di agenti estinguenti appropriati;
- formazione specifica del personale.
Il tema non è solo tecnico, ma anche organizzativo.
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