Stress termico e lavoro: come proteggere i lavoratori dalle alte temperature

Le temperature elevate non rappresentano soltanto un problema legato al comfort degli ambienti di lavoro. Quando il caldo è intenso e l’organismo non riesce a disperdere adeguatamente il calore, può verificarsi una condizione di stress termico, con conseguenze anche importanti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori.

Il rischio riguarda soprattutto chi svolge attività all’aperto, come nei cantieri, in agricoltura o nei lavori stradali, ma può interessare anche chi opera all’interno di ambienti particolarmente caldi, poco ventilati o in prossimità di macchinari e processi produttivi che generano calore.

Il tema è diventato ancora più rilevante negli ultimi anni a causa dell’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore. Nel 2026 INAIL ha evidenziato come il caldo estremo rappresenti oggi uno dei principali rischi occupazionali associati ai cambiamenti climatici.

Per questo motivo, la gestione del caldo deve essere considerata parte integrante della prevenzione e della tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

 

Che cos’è lo stress termico?

Lo stress termico da caldo si verifica quando l’organismo non riesce a mantenere adeguatamente la propria temperatura corporea a causa di condizioni ambientali e lavorative particolarmente gravose.

Non dipende esclusivamente dalla temperatura dell’aria. A determinare il livello di esposizione contribuiscono diversi fattori, tra cui:

  • temperatura dell’ambiente;
  • umidità relativa;
  • velocità dell’aria;
  • radiazione solare o calore proveniente da superfici e macchinari;
  • intensità dell’attività fisica svolta;
  • abbigliamento e DPI indossati;
  • durata dell’esposizione;
  • grado di acclimatazione del lavoratore.

Il microclima di un ambiente di lavoro è quindi determinato dalla combinazione di diversi elementi e deve essere valutato considerando anche il tipo di attività svolta e le caratteristiche dell’abbigliamento.

Questo significa che non esiste una singola temperatura oltre la quale il lavoro diventa automaticamente pericoloso: il rischio deve essere valutato in relazione alle condizioni ambientali e alle caratteristiche dell’attività.

 

Chi sono i lavoratori maggiormente esposti?

Alcune attività presentano un’esposizione al caldo particolarmente significativa.

Tra queste rientrano, ad esempio:

  • lavori nei cantieri edili e stradali;
  • attività agricole e florovivaistiche;
  • manutenzione e lavori all’aperto;
  • attività che richiedono un intenso sforzo fisico;
  • lavori svolti in ambienti non climatizzati;
  • attività vicino a forni, impianti o macchinari che producono calore;
  • lavorazioni che richiedono l’utilizzo prolungato di DPI o indumenti protettivi.

Il rischio può inoltre aumentare quando il lavoratore deve indossare dispositivi che limitano la dispersione del calore corporeo.

Non bisogna quindi pensare che lo stress termico riguardi esclusivamente chi lavora sotto il sole: anche un ambiente di lavoro chiuso può presentare condizioni microclimatiche pericolose.

 

Quali sono i principali effetti del caldo sulla salute?

L’esposizione prolungata a temperature elevate può provocare diversi disturbi, inizialmente anche difficili da riconoscere.

Tra i principali effetti dello stress termico ci sono:

  • Disidratazione

La sudorazione determina una perdita significativa di liquidi. Se questi non vengono reintegrati adeguatamente, possono comparire stanchezza, debolezza, mal di testa e difficoltà di concentrazione.

  • Crampi da calore

La sudorazione prolungata può comportare anche una perdita di sali minerali, favorendo la comparsa di crampi muscolari.

  • Esaurimento da calore

Può manifestarsi con debolezza, sudorazione intensa, vertigini, nausea, mal di testa e alterazioni delle normali capacità fisiche e cognitive.

  • Colpo di calore

È la conseguenza più grave dell’esposizione al caldo e può rappresentare un’emergenza. Può manifestarsi con alterazioni dello stato di coscienza, confusione e compromissione delle normali capacità dell’organismo di regolare la temperatura.

INAIL sottolinea che disidratazione, crampi ed esaurimento da calore possono evolvere in condizioni più gravi se il lavoratore non viene adeguatamente assistito e allontanato dall’esposizione.

 

Il caldo può aumentare anche il rischio di infortunio

Lo stress termico non deve essere considerato soltanto un problema sanitario.

Quando un lavoratore è sottoposto a temperature elevate può aumentare la stanchezza e diminuire la capacità di concentrazione. Possono inoltre comparire vertigini, debolezza e una maggiore difficoltà nello svolgimento delle attività.

In determinate lavorazioni questo può tradursi in un aumento del rischio di errore e di infortunio.

Il problema diventa particolarmente importante quando il lavoratore utilizza macchinari, svolge attività in quota, guida mezzi o opera in contesti nei quali una perdita di attenzione può avere conseguenze rilevanti.

Per questo la gestione del caldo deve essere inserita all’interno di una più ampia strategia di prevenzione.

 

Come deve intervenire il datore di lavoro?

La prevenzione dello stress termico non può limitarsi alla semplice raccomandazione di “bere molta acqua”.

Quando il rischio è presente, è necessario adottare misure tecniche, organizzative e procedurali adeguate alle caratteristiche dell’attività.

Tra le principali misure possono rientrare:

  1. Organizzare il lavoro nelle ore meno calde

Quando possibile, le attività fisicamente più impegnative dovrebbero essere programmate nelle fasce orarie caratterizzate da condizioni ambientali più favorevoli.

La rimodulazione degli orari di lavoro rappresenta infatti una delle principali strategie di prevenzione indicate anche nelle più recenti indicazioni sul rischio caldo.

  1. Prevedere pause adeguate

Le pause devono essere sufficientemente frequenti e svolgersi, quando possibile, in aree ombreggiate, fresche o climatizzate.

È importante anche che i lavoratori siano messi nelle condizioni di rispettare effettivamente i periodi di recupero.

  1. Garantire acqua e idratazione

L’acqua deve essere facilmente disponibile e i lavoratori devono essere informati sull’importanza di bere regolarmente, senza aspettare necessariamente lo stimolo della sete.

  1. Favorire l’acclimatazione

Un lavoratore non abituato alle alte temperature può essere maggiormente esposto agli effetti del caldo.

L’acclimatazione deve quindi essere progressiva, soprattutto quando aumentano improvvisamente temperature e carichi di lavoro.

  1. Ridurre lo sforzo fisico quando possibile

L’organizzazione del lavoro può prevedere la rotazione delle mansioni, l’utilizzo di ausili meccanici e una gestione dei ritmi di lavoro compatibile con le condizioni ambientali.

Tra le strategie più recenti viene inoltre indicata la possibilità di permettere al lavoratore di regolare il proprio ritmo in funzione delle condizioni di stress fisico, quando la mansione lo consente.

  1. Garantire aree idonee per le pause

Quando possibile, devono essere predisposti spazi freschi, ombreggiati o climatizzati nei quali i lavoratori possano recuperare durante le pause.

  1. Utilizzare correttamente abbigliamento e DPI

L’abbigliamento e i DPI devono essere scelti tenendo conto anche delle condizioni microclimatiche.

In alcune attività, infatti, gli indumenti protettivi possono rendere più difficile la dispersione del calore corporeo.

 

Valutare il rischio prima che arrivi l’emergenza

Uno degli aspetti più importanti della prevenzione è non aspettare che il caldo diventi un’emergenza per intervenire.

Il rischio da stress termico deve essere considerato nella valutazione dei rischi quando le condizioni di lavoro possono determinare un’esposizione significativa.

Per effettuare una valutazione adeguata possono essere presi in considerazione parametri ambientali e individuali e, negli ambienti severi caldi, possono essere utilizzati specifici metodi di valutazione dello stress termico. INAIL, ad esempio, richiama il metodo PHS (Predicted Heat Strain), previsto dalla UNI EN ISO 7933, per la valutazione dello stress da caldo in determinate condizioni.

Oggi sono inoltre disponibili strumenti previsionali che possono aiutare aziende e responsabili della sicurezza a individuare le condizioni di maggiore rischio.

Il progetto Worklimate, sviluppato da INAIL e CNR, mette a disposizione strumenti per la previsione dello stress termico occupazionale e per supportare la pianificazione delle attività lavorative.

Attenzione ai lavoratori più vulnerabili

A parità di condizioni ambientali, non tutti i lavoratori reagiscono allo stesso modo al caldo.

È quindi importante prestare particolare attenzione ai lavoratori che possono presentare una maggiore suscettibilità allo stress termico e considerare, nell’ambito della valutazione dei rischi e della sorveglianza sanitaria, le eventuali condizioni individuali rilevanti.

La gestione del rischio deve quindi tenere conto non soltanto della temperatura, ma anche delle caratteristiche dell’attività e delle persone coinvolte.

 

Cosa deve sapere il lavoratore?

La prevenzione funziona soltanto se il lavoratore è adeguatamente informato.

È importante sapere riconoscere i primi segnali di malessere e comunicare tempestivamente la comparsa di sintomi come:

  • forte debolezza;
  • vertigini;
  • mal di testa;
  • nausea;
  • crampi;
  • confusione;
  • difficoltà di concentrazione;
  • eccessiva sudorazione;
  • alterazioni dello stato di coscienza.

Il lavoratore deve inoltre conoscere le procedure da seguire in caso di malore e sapere a chi segnalare una situazione di rischio.

Non bisogna sottovalutare i sintomi e continuare a lavorare pensando che “passeranno”.

 

Il rischio caldo è anche un tema di formazione

La gestione dello stress termico dimostra ancora una volta quanto la formazione dei lavoratori e delle figure della sicurezza sia fondamentale.

Sapere riconoscere un rischio, adottare comportamenti corretti e intervenire tempestivamente in caso di emergenza sono competenze che devono essere costruite attraverso informazione, formazione e addestramento adeguati.

Il caldo, inoltre, può interagire con altri rischi già presenti nell’attività lavorativa: lavoro in quota, utilizzo di attrezzature, movimentazione di carichi, attività fisicamente impegnative e utilizzo di DPI.

La prevenzione deve quindi essere integrata nella gestione complessiva della sicurezza aziendale.

Le alte temperature rappresentano un rischio professionale che non può più essere considerato un fenomeno eccezionale o esclusivamente stagionale.

L’aumento delle ondate di calore rende sempre più importante prevedere il rischio, valutarlo e adottare per tempo misure di prevenzione adeguate.

Programmare le attività, garantire pause e idratazione, favorire l’acclimatazione, monitorare le condizioni ambientali e formare i lavoratori sono alcune delle principali azioni che possono contribuire a ridurre l’esposizione.

La sicurezza sul lavoro significa anche saper affrontare i nuovi rischi legati all’evoluzione delle condizioni climatiche e dell’organizzazione del lavoro.

Prevenire lo stress termico significa proteggere la salute dei lavoratori e rendere più sicuro il lavoro anche nelle condizioni climatiche più difficili.



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